MELO: MALUS SILVESTRIS

Già presente nel giardino dell'Eden (il Paradiso Terrestre della Bibbia), abbondava nel Panthèon dei Greci e del giardino delle Esperidi. I Romani attribuivano il suo frutto dea-madre Diana. E’ il frutto che abbonda nell’isola mitica di Avalon, luogo di re Artù e delle nove fate. Il suo potere è arrivato fino a noi grazie al famoso detto:" una mela al giorno toglie il medico torno". Il Melo selvatico ha così un passato glorioso, ed un presente incerto, in quanto l' albero dai piccoli pomi dorati presente nelle siepi e nei boschi, è oggi divenuta una pianta assai rara da osservare. “Padre” di tutte le mele presenti sulle nostre tavole, il Malus Silvestris sa ancora raccontare il suo passato di magia: a metà tra la leggenda e la realtà.

Alla mela, fu attribuito il valore della conoscenza e della fertilità, nonché dell'immortalità. La stessa "Insula Pomorum" di Avalon, dove venne condotto Re Artù per essere curato dalle fate, fa derivare suo toponimo da Aval, in gallese “isola delle mele”. Le stesse Fate  pare che si servissero di frasche di Melo per attirare i mortali nel di Mezzo. Il mago per eccellenza ,Merlino ,studiava e vaticinava il futuro ai piè di un secolare Melo cresciuto nella foresta di Bronseliade. Nell’iconografia tradizionale celtica, il ramo o la bacchetta con tre mele( numero perfetto), stava a simboleggiare la maestà regale: siamo agli antipodi del mito del ramo d'oro. Dai frutti di questo prezioso albero che da sempre ha nutrito l’uomo, si ricava poi la bevanda celtica per antonomasia il Sidro, capace di far entrare nel "S id" celeste. Ma la fantasia, ci ricorda anche la mela stregata offerta a Biancaneve dalla vecchia arpia del bosco. Tra le fronde del Melo, i contadini trentini raccontavano che vi abitasse "L'uomo Melo", un vecchio folletto che pretendeva che gli venisse  lasciata l'ultima mela del raccolto di ogni anno perché lui se ne potesse cibare, così il raccolto successivo sarebbe stato buono. Forse era un ammonimento, preciso verso quegli uomini che dalla natura prendono tutto senza rispetto. “Il troppo stroppia…”